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Gay & Bisex

Il Carabiniere un amore lungo 10 mesi


di Membro VIP di Annunci69.it Guardianovoglioso
01.12.2023    |    13.494    |    30 9.6
"Un mattina di sabato uscì per andare in piazza e, entrando al bar lo vidi, mi prese un colpo, era bello come il sole, abbronzato e sorridente..."
STORIA VERA - SCRITTA ANNI FA CON ALTRO PROFILO ED IN TRE RACCONTI

Era una sera come tante, una sera di un piovoso novembre, aspettavo l'autobus per tornare a casa dopo una giornata di scuola. Assorto nei pensieri quando sentii il clacson di una macchina e una voce famigliare chiamarmi per nome, alzai la testa di scatto e dentro c'era Luigi (nome di fantasia) il maresciallo dei carabinieri con accanto un ragazzo bellissimo.
Con la sua voce calda e perentoria mi chiede cosa stessi facendo e gli risposi che aspettavo il bus, lui di rimando mi disse sali che stiamo tornando a casa e ti accompagno cosi arrivi prima, accettai.
Salito in macchina mi presentò quel delizioso ragazzo si chiamava Franco (nome di fantasia) era il nuovo ausiliario che avrebbe prestato servizio alla stazione; in macchina parlammo del più e del meno e dopo arrivammo a destinazione.
Il giorno dopo casualmente ci incontrammo al bar ed essendo l'unico dopo i colleghi a conoscere iniziammo a chiacchiere e con il passare dei giorni la chiacchierasi trasformo in corsetta serale benchè il freddo. Quando lo vedevo e più lo vedevo più il mio cuore batteva forte e mi tremavano le gambe oltre ad essere uno strafigo era pure buono.
Un pomeriggio mi chiese se il successivo sabato potessimo uscire a mangiare una pizza e, chiesto il permesso ai miei che mi fu accordato uscimmo, cena piacevole, io ero un sedicenne enne che, sapeva da sempre di essere gay, lui un bel ventenne che aveva una fidanzata, un carriera o nella Benemerita o in una banca visto che studiava economia Bancaria.
Stranamente quella sera non parlo' mai della sua ragazza.
Finita la pizza salimmo in macchina e tornammo verso casa quando, ad un certo punto alle porte del paese deviò verso una strada chiusa e posizionò la macchina sotto un albero e senza dire mezza parola, mi diede un bacio sulle labbra, insinuo' la sua lingua nella mia bocca facendomi bloccare il respiro, il bacio più bello, più lungo e più bello che oggi a quarantasette anni suonati ricordo e mi fa battere il cuore.
Si staccò all'improvviso chiedendomi scusa e, rimettendo in moto la macchina con una sterzata violenta torno sulla strada e in un batter d'occhio mi riportò davanti casa e con tono imperioso mi disse di scendere.
I giorni successivi mi evitava come la peste e, se mi vedeva mi salutava a mezza bocca cosa che mi faceva stare male.
Un giorno, dopo una rapida "indagine" venni a sapere che era da solo in ufficio di piantone, suonai al cancello e lui apri (all'epoca non c'erano telecamere e video sorveglianze), rimase basito, benchè conoscessi tutti non si aspettava la mia visita. Entrai senza nemmeno chiedere permesso. Mi feci coraggio e gli chiesi cosa fosse successo, perchè qual cambio repentino inizialmente vago, alla fine ci trovammo facci a faccia a mi disse "Cazzo lo vuoi capire che mi sono innamorato e l'altra sera ho fatto una cazzata, hai sedici anni, sei minorenne e io potrei finire in galera se si venisse a sapere e mi caccerebbero e mi denuncerebbero, esci per favore, non farmi più male di quando stai facendo anche se non lo vuoi".
Mi feci coraggio e lo spinsi addosso al muro e gli urlai con tutto il fiato in corpo "Ti amo".
La sua reazione fu di scacciarmi e mi fece cadere a terra, si avvicinò per aiutarmi ad alzare ed io lo tirai a me e mi cadde addosso e li con le lacrime agli occhi mi diede un bacio chiedendomi scusa.
Da qual momento in poi, diventammo inseparabili, i nostri momenti liberi erano sempre in simbiosi o lui tornava a casa, spesso andavo da lui (ero benvoluto e lo sono tutt'ora da tutti i Comandanti) e studiavamo assieme, uscivamo assieme. Una sera decidemmo di stare fuori una notte e, quale scusa migliore se non essere invitato a casa sua per una festa e, vista la "solvibilità" dell'invitante i miei diedero l'assenso. Non arrivammo mai a casa sua, ci fermammo al mare dove lui aveva casa, e li per la prima volta facemmo l'amore, non era la prima volta per me che lo prendevo dietro (sono stato precoce), fu dolcissimo e bellissimo, un fine settimana di coccole e amore.
I giorni passavano, il suo congedo era vicino, tutti e due lo sapevamo ma, tutti e due non parlavamo di quella data.
Era il giorno dell'attentato del Giudice Borsellino, la sera saremmo dovuti andare a mangiare una piazza ma, la cena fu rinviata a causa di un "richiamo" a casa da parte dei suoi genitori che, gli dovevano parlare urgentemente.
Da quella sera, scomparve, al tempo non c'erano i telefonini quindi, l'unico modo per sapere dove fosse finito era chiedere ai colleghi ma, senza troppa insistenza e senza dare nell'occhio; mi fu detto solo "PER ESIGENZE DI SERVIZIO E' STATO TRASFERITO".
Da piccolo giocavo con i figli dell'allora Comandante e, una cosa l'ho imparata, ad una divisa meno chiedi e piu ti sono amici, se sei impiccione ti allontanano. Non chiesi più nulla e, passai l'estate a ripensare ai momenti con lui e a piangere nella mia camera in totale solitudine.
Un mattina di sabato uscì per andare in piazza e, entrando al bar lo vidi, mi prese un colpo, era bello come il sole, abbronzato e sorridente. Gli sarei saltato addosso davanti a tutti, gli dissi solo "Ben rivisto e ben tornato", mi disse "Grazie".
Come se fosse tutto come tre mesi prima, ci vedemmo in un posto isolato senza darci appuntamento e gli saltai al collo e ci baciammo. Ci intrufolammo in un vecchio pagliaio e facemmo l'amore tutto il pomeriggio. Gli avrei voluto urlare tutto il mio dolore perchè era sparito ma, non ebbi ne la forza ne il coraggio.
Due giorni dopo mi prese a quattrocchi e mi disse che si sarebbe congedato a fine mese (tre giorni dopo), i suoi genitori avevano segnato la sua strada in banca.
Mi sentii morire, piansi tutte le lacrime che avevo, lui lo stesso, non potevamo far nulla, il suo destino era stato designato da altri.
Io come un cane tornai a casa, corsi in bagno a vomitare e con la scusa di un colpo di freddo mi infilai sotto le coperte e piansi disperato.
Arrivò la fatidica sera, il fato volle che pure in quell'occasione non ci vedessimo per l'ultimo saluto, un disperso in montagna poi ritrovato morto fece saltare l'ultima pizza.
Diluviava, erano le 19:30 (ricordo ancora l'orario ed il rintocco della campana), mi avvicinai alla macchina di servizio, con gli occhi pieni di lacrime lo salutai, lui scese e abbracciandomi mi disse: "Perdonami".
Rincasai, sfinito mangiai un brodino e di corsa al letto.
Non lo vidi più.

UN ANNI DOPO

Era il 30 agosto, ultimo giorno di vacanza per tanti turisti, pioveva come l'anno predente, ero in piazza a salutare i compagni di giochi quando, mi sentii chiamare da una macchina, era lui, scese e mi corse incontro, mi abbracciò forte e mi disse, questo albero non lo scorderò mai, dalla macchina una voce stridente di donna lo richiamava ma, lui non curante la zittì.
Andammo al solito posto, ci baciammo e quella fu l'ultima volta che lo vidi.
Venni a sapere a distanza di anni della sua separazione, della sua carriera in banca.

Franco la nostra storia non la scorderò mai.

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